mercoledì 13 maggio 2009

BLOCCHIAMO L'INSOSTENIBILE G8 SULL'UNIVERSITA'
GLI STESSI CHE HANNO PORTATO ALLA CRISI DELL'UNIVERSITA' NON POSSONO DECIDERE SUL NOSTRO FUTURO RINCHIUSI IN UN CASTELLO! BLOCK IT!


TUTTI/E A TORINO CONTRO IL G8!
A NAPOLI IN PREPARAZIONE:
Mercoledì 13 Maggio ore 12.00 Scalone della Minerva Università Centrale: ASSEMBLEA DELL'UNIVERSITA' FEDERICO IIGIOVEDI
14 MAGGIO: SMASHG8 DAY - Giorno e notte nell'Università Pubblica e per l'Università Pubblica!
Programma: ORE 12.00 Corsi in Strada - Saperi in Piazza - Difendiamo lo spazio comune dei saperi pubblici:LEZIONE IN PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE "IMPARARE AD AMARE" COL PROF.FERRARO (FILOSOFIA MORALE - FEDERICO II)LEZIONE IN PIAZZA LARGO GIUSSO - POETICHE DELLA "SCHIAVITU´" IN BELOVED DI TONI MORRISON - CON LA PROF. CAROTENUTO (LETTERATURE INGLESI - UNIVERSITA' ORIENTALE)
ORE 19 APERITIVO MUSICALE + MOSTRA FOTOGRAFICA SULL'ONDA IN PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE
ORE 22 CONCERTOCON JOVINE- E' ZEZI- MESCLA - PENNELLI DI VERMEER in "sacra famiglia" - SILVIO TALAMO- Anomalie & Libex session -(FACOLTA´ DI ARCHITETTURA - PALAZZO GRAVINA - PIAZZA MONTEOLIVETO)Dalle ore 23,30 in poi... Ciccio show from Torreggae - dj set jamaica ska rocksteady session
Video-Proiezioni sul Movimento Studentesco Napoletano

mercoledì 6 maggio 2009

Smash G8 Party


martedì 15 luglio 2008

G8, a Bolzaneto non fu torturaSolo 15 condannati, trenta assolti


assolti La Procura: "Qualcosa di grave nella
caserma è successo. Mai più fatti del genere"






Il presidente della corte legge il verdettoROMA - A sette anni dalle violente nel "carcere provvisorio" di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.

Alessandro Perugini, l'ex numero 2 della Digos genovese, imputato in un altro procedimento perchè sorpreso dall'obiettivo di un fotografo mentre tirava un calcio in faccio ad un adolescente, la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo. E' stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall'accusa. La sentenza più pesante è stata inflitta a Antonio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria responsabile della sicurezza nella caserma: cinque anni, come richiesto dall'accusa, per aver picchiato con il manganello i giovani no global. Accolta la richiesta della Procura anche per Massimo Pigozzi l'agente accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati: 3 anni e 2 mesi contro i 3 anni e 11 mesi richiesti dai pm. Risarcimenti per quindici milioni. Tra gli assolti, l'attuale generale della polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all'epoca dei fatti colonnello, che la Procura voleva condannato a 3 anni e mezzo. Condannato il ministero degli Interni e quello della Giustizia a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili. In media, settantamila euro per ognuno delle 209 vittime accertate. In totale circa quindici milioni di euro.

La Procura: "Qualcosa di grave è successo". Laconico e imbarazzato il commento della Procura alla sentenza shock: "E' stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo", ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati che, insieme a Patrizia Petruzziello, ha sostenuto l'accusa. "Il tribunale - ha proseguito il magistrato - ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. E' stata comunque riconosciuta l'accusa di abuso d'autorità". "Mai più fatti del genere". Dura era stata la requisitoria della Procura: un elenco infinito e raccapricciante di "sofferenze fisiche e morali" inflitte senza "nessuna giustificazione": "Le persone erano arrestate; la guerriglia urbana era finita da tempo. Nessuno di loro - aveva spiegato la Procura ai giudici - si era ribellato o aveva fatto resistenza. Erano inermi". Eppure mancò "rispetto, e il riconoscimento dei diritti". Picchiati; umiliati; messi a carponi e fatti abbaiare come cani; offesi; costretti a stare ore su una gamba soa; rapati o insultati. "Speriamo - aveva concluso la requisitoria il pubblico ministero - che nel nostro Paese non si ripetano mai più fatti del genere".

mercoledì 25 giugno 2008

NO all'inceneritore ad Agnano, SI ad un vero piano per la raccolta differenziata

INCENERITORE AD AGNANO: SCELTA INCOMPRENSIBILEI!

Il Sindaco e la Giunta Comunale in totale isolamento hanno indicato l’area di Agnano come luogo dove localizzare l’inceneritore per la città di Napoli, come chiesto dal Governo Berlusconi. Contrastiamo fermamente questa scelta prima di tutto poiché realizzare il quarto inceneritore nella nostra regione significherebbe bruciare l’86% del totale dei rifiuti prodotti dalla popolazione campana. Oggi in discussione non è semplicemente la questione del se Agnano sia un sito migliore dell’area est, anche se l’area individuata è privata ed è ubicata in zona sismica “rossa” ed è soggetta a vincolo paesaggistico; la realizzazione del quarto inceneritore è un’assurdità colossale che porterebbe ad avere livelli di raccolta differenziata del 14%, mentre la legge prevede l’obiettivo del 40%!
Chiediamo al Sindaco di Napoli di ritornare sui suoi passi e rispedire al mittente l’assurdo ricatto del governo Berlusconi. Dall’emergenza si esce solo con un serio piano per la raccolta differenziata porta a porta. Il Comune e l’ASIA si impegnino a farla partire una volta per sempre. Dalla presentazione del Piano dello scorso Febbraio ad oggi, pochissimo è stato fatto. Non accettiamo che si pensi di coprire inadempienze proprie del Comune, con la salvifica soluzione del principio del tutto incenerito.
Ci opporremo in ogni sede a questa scelta che continua a mortificare l’area occidentale e Bagnoli, in eterna attesa del risarcimento ambientale e dei progetti di sviluppo necessari per il risanamento del territorio, ed il rilancio sociale ed occupazionale di questa zona.

GIOVEDI 24 ORE 17.00PRESSO LA SALA DEL CONSIGLIO DELLA X MUNICIPALITA’PER DIRE NO ALL’INCENERITORE AD AGNANO ED A NAPOLIL’UNICA STRADA POSSIBILE E’ LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

venerdì 30 maggio 2008

Mobilitazione per una giornata ecologica

Domenica 1 Giugno appello alla Mobilitazione per una giornata Ecologica. La manifestazione inizierà alle ore 16 di domenica 1 giugno con concentramento presso la fermata della metropolitana di Chiaiano

Napoli- Le strategie della shock-economy campana hanno fatto della “categoria dell’emergenza” un dispositivo di comando e di profitto con cui ricattare continuamente le libertà collettive, censurare il dissenso e le concrete alternative possibili verso una indispensabile strategia Rifiuti-Zero che protegga l’ambiente e la salute collettiva, aprendo anche nuove opportunità lavorative. Le istituzioni e quell’ampio ceto politico, che oggi strumentalizzano retoricamente “il bene collettivo”, hanno lavorato per oltre 14 anni alla frantumazione di questo concetto e alla contrapposizione tra le comunità, oscurando l’esistenza di alternative concrete incentrate sul porta a porta, il riciclo, la riduzione degli imballaggi, il compostaggio e gli impianti a freddo. Il “decreto-rifiuti” del governo Berlusconi è la consacrazione di questo processo e impone l’apertura di dieci discariche e quattro inceneritori che devasterebbero ampie aree della regione! Proprio mentre in Sassonia ci dicono che riciclano almeno il 70% dei rifiuti campani con dei banalissimi impianti di differenziazione “a valle”… E’ un modello di profitto sempre più aggressivo verso gli uomini e la natura, che ritiene di sopravvivere alla crisi distruggendo il territorio. Dal rilancio del Ponte sullo Stretto alla TAV ai Rigassificatori fino all’annunciato ritorno del cosiddetto nucleare civile si punta tutto sulle mega opere inutili e dannose e sul rilancio del business a scapito della sicurezza del lavoro, della salute e dell’intera vita. Le lotte contro le megadiscariche e l’incenerimento hanno invece costituito luoghi di condivisione, spesso autentici “consigli dell’autogoverno”, magari ancora confusi e transitori ma capaci di fare rete tra le popolazioni e di ritessere dal basso nuovi modelli di bene comune. La repressione che si sta scatenando violentemente a Chiaiano e che ha già ferito gravemente alcuni cittadini come quella che si annuncia verso le altre popolazioni coinvolte dai provvedimenti del governo, non è però l’ennesimo remake. E’ molto di più! E’ la sperimentazione, con consenso pressochè bipartisan (vedi in Campania il forte appoggio di Bassolino), di un modello di relazioni sociali sempre più militarizzato. Un autentico salto di qualità nei modelli di governance del territorio: c’è la produzione di norme penali “Just-in-time” per colpire le figure sociali del dissenso, che affianca anche simbolicamente la decisione del sovrano e respinge chi si oppone nell’area della criminalità e dei “comportamenti antinazionali”. Lo “stato d’eccezione” - quindi - diventa categoria fondamentale per sostenere la qualità della decisione, rivelando in controluce la sua stessa debolezza, la sua delegittimazione sociale. La repressione violenta, l’ostentazione di forza militare, la diffusione sul territorio regionale di una infinità di basi e depositi bellici, l’arrogante indifferenza alle sorti di intere popolazioni ne sono un corollario inevitabile. La generalizzazione del collaudato meccanismo della fabbrica della paura con cui provano a ghettizzare interi gruppi sociali, come i migranti e i rom, nei loro intenti deve allargarsi e intimidire ogni forma di conflitto sociale. Perciò “il destino di Chiaiano” (e poi di Terzigno e Savignano e Ferrandelle…) è così cruciale. Lo sa bene il governo che si prepara a riprodurre lo stesso dispositivo per tutte le altre lotte ambientali (e non solo) ed ha fatto della “discarica a Chiaiano” un proprio manifesto politico. E non lo ignorano certamente i movimenti che in questi anni hanno declinato in autonomia ed indipendenza politica alcune pratiche di decisionalità e di democrazia dal basso che sono sempre più minacciate e represse dalla militarizzazione delle pratiche di governo e dalla limitazione degli spazi di lotta e di autorganizzazione. Perciò facciamo appello ai cittadini, ai movimenti, alle comunità in lotta, dai No-Tav, ai No-Dal Molin, ai No-Ponte per una manifestazione a carattere nazionale a Napoli, domenica primo giugno. L’urgenza di questa mobilitazione è dettata dall’importanza generale della posta in gioco che in questi giorni si sta palesando in Campania. Per infrangere la cappa repressiva e l’accerchiamento mediatico e politico contro le lotte sociali. Per fermare la deriva securitaria, la loro arroganza e la loro violenza! Perché la resistenza delle popolazioni di Chiaiano e Marano come quelle di tantissime altre realtà della regione e dell’intero paese sono momenti costituenti di un nuovo spazio pubblico in difesa dei beni comuni. Contro la devastazione dell’ambiente, contro la militarizzazione ed il disciplinamento coatto dei territori. Per costruire nelle lotte e nella loro socializzazione il Patto di Mutuo Soccorso.

Comitati in difesa delle cave di Chiaiano - Reti campane contro la devastazione ambientale.

Musica popolare in piazza

Segnalo interessante iniziativa

ASSOCIAZIONE SOTT'E'NCOPPA
presenta
Evento 31 maggio

"Spilla la Natura"

Musica popolare
in Piazza della Concordia
San Sebastiano al Vesuvio

lunedì 19 maggio 2008

Manifestazione 21 maggio


Mercoledì 21 maggio, manifestazione contro Berlusconi, atteso come risolutore dei problemi di questa città e dell'intero paese. In piazza contro le politiche neoliberiste, i progetti di megadiscariche e distruzione dell'ambiente e i provvedimenti xenofobi, indipendentemente dal colore dei governi che le propongono, il centro-destra di Berlusconi o il centro-sinistra di Bassolino della Regione Campania.
- Contro la speculazione delle megadiscariche e dell'incenerimento!
Per uscire dall'emergenza: un nuovo piano rifiuti che rispetti la salute, l'ambiente e la democrazia;
- Contro la precarietà e il carovita! é questa la vera insicurezza!
No all'aumento delle ore di straordinario, ma riduzione dell'orario di lavoro e salario sociale.
- Contro il razzismo e le leggi xenofobe del Governo! Solidarietà al popolo Rom!



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Video presidio di Chiaiano

Ecco di seguito due filmati sulla protesta contro la discarica di Chiaiano: il primo è un momento dell'assemblea con interventi di vari esponenti di comitati territoriali e del Sindaco di Marano; il secondo è l'intervista a uno dei due compagni del presidio arrestati e condannati con processo per direttissima a 4 e 6 mesi.


mercoledì 14 maggio 2008

La montagna di merda



30 anni fa, il 9 maggio 1978, Peppino Impastato veniva barbaramente ucciso dalla mafia. Su questa tragedia quasi tutto è stato detto, sono stati realizzati documentari, canzoni, libri e anche un bel film di successo. Non stiamo qui, quindi, a fare l'agiografia di Peppino. Vogliamo solo ricordare la sua bella ma terribile storia, il suo staordinario e creativo impegno civile, il suo eroico sacrificio con le parole che lo stesso Peppino pronuncia attraverso la bocca di Luigi Lo Cascio nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana.

<< Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi. Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! >>

martedì 6 maggio 2008

Repressione a Chiaiano

Questa notte sono stati arrestati due compagni del centro sociale Insurgencia. La loro colpa è essere impegnati insieme ai cittadini di Chiaiano e Marano contro l'apertura della mega-discarica decisa dal sindaco Iervolino e dal commissario straordinario De Gennaro. Pietro e Diego sono stati fermati ed arrestati mentre facevano le barricate per impedire l'ingresso dei mezzi che dovrebbero iniziare i lavori per l'allestimento della discarica.
L'accusa rivolta è di furto e resistenza a pubblico ufficiale. Il presunto furto riguarderebbe un auto che i compagni stavano collocando al centro della strada con il consenso del proprietario. Il proprietario dell'auto si è immediatamente recato in caserma insieme al sindaco di Marano per smentire il furto ma pare sia stato minacciato dai carabinieri di accusa di favoreggiamento (al furto della propria auto?!) se non avesse proceduto alla conferma della
denuncia. Il processo per direttissima si tiene oggi ed un presidio è in corso davanti al palazzo di giustizia.
In sostanza si imbastisce l'ennesima accusa/farsa per colpire i compagni più attivi. In questa operazione, come sempre, si distinguono i mass media che, come accaduto nella precedente mobilitazione di Pianura, trattano i comitati come bande di teppisti e infiltrati della camorra.
Questo gravissimo episodio è il chiaro segnale che De Gennaro e soci vogliono risolvere il problema dei rifiuti in termini di ordine pubblico. Ancora una volta, di fronte alle resistenze dei cittadini, le istituzioni rispondono con la criminalizzazione della lotta, la repressione e l'innalzamento dello scontro.
Come Rete Campana Salute e Ambiente e come compagni di Napoli esprimiano solidarietà agli arrestati e ne chiediamo l'immediato rilascio. Alla loro arroganza, alla repressione rispondiamo con la lotta! Invitiamo tutti i cittadini, tutti i comitati in lotta a partecipare all'assemblea che si terrà stasera alle ore 18.00 presso il presidio nella cava di Chiaiano.

Fuori i compagni Pietro e Diego subito!

giovedì 27 marzo 2008

Una scelta di parte




Finalmente è arrivato lo spot tv de La Sinistra l'Arcobaleno per le elezioni del 13 e 14 aprile. Un tram affollato da persone comuni, tutte diverse tra loro ma con uguali diritti. Dunque, non il tram dei desideri ma un posto pieno di quelle stesse domande che milioni di cittadini si fanno tutti i giorni. E' anche nostro compito provare a dare le risposte.

Altro che Tav, trasporti pubblici efficaci ed economici



Nonostante la pioggia incessante non dia un attimo di tregua, stamattina grande azione di volantinaggio e speakeraggio per il diritto alla mobilità tra i pendolari e gli studenti. Perche la "grande opera" che serve a tutti noi è avere treni e mezzi pubblici economici, efficienti ed in orario, altro che i miliardi di euro spese per alta velocità e ponte sullo stretto di Messina.
Prima tappa: le stazioni della Circumvesuviana a Porta Nolana e della Cumana a Montesanto. Poi tutti sul camper arcobaleno (tutto fasciato di bandiere rosse) fino a Campi Flegrei. Per finire con gli sguardi curiosi degli studenti universitari di Monte S. Angelo: megafono, volantini e preservativi da distribuire. Che strano, anche in facoltà si può fare politica!
Qui sopra trovi il volantino che abbiamo diffuso. Da inviare via mail, stampare , fotocopiare e distribuire...

lunedì 28 gennaio 2008

Tutt* a Cosenza il 2 febbraio!!!


Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l´ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell´ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L´omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime
Ancora una volta c´è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile".
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L´attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l´iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E´ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d´Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio*


Per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO

lunedì 21 gennaio 2008

Rifiuti

DOCUMENTO DEI GC DI NAPOLI SULL'EMERGENZA RIFIUTI


Emergenza rifiuti: ODG presentato dai GC
DI SEGUITO L'ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DAI GIOVANI COMUNISTI DI NAPOLI: L’emergenza rifiuti in Campania e il modo attraverso cui, a tutti i livelli, politico, istituzionale e mediatico, è stata affrontata, ci lascia estremamente perplessi e preoccupati.


Preoccupa, innanzitutto, la scelta di un uomo come De Gennaro a capo della struttura commissariale. Contestiamo questo nome innanzitutto perché significa riaffidare compiti operativi estremamente delicati a quello che rimarrà alla storia come il supervisore dei massacri di Genova. Ma anche perché la scelta di un superpoliziotto derubrica la complessa questione della ricostruzione del ciclo integrato dei rifiuti ad una mera questione di ordine pubblico, in cui non si tratta tanto di fare delle scelte coraggiose e degne di un paese civile, quanto piuttosto di avere la forza di affermare qualunque decisione venga presa, sia pure disastrosa per le sorti delle popolazioni locali.
È il caso di Pianura, dove in un territorio devastato da anni di sversamenti legali ed abusivi, invece di proporre bonifiche del territorio e sviluppo ambientale e socio-economico, s’intende riaprire la vecchia ed ancora sanguinolenta ferita della discarica Pisani.
Non sta certo a noi individuare siti alternativi, ma rivendichiamo il diritto a dire no alla discarica di Pianura ed a manifestare solidarietà a quella larghissima parte di cittadini di quei territori, che manifestano con fermezza e con civiltà la loro contrarietà ad una nuova bomba ecolologica.
La crisi dei primi giorni del 2008 rappresenta solo l’ultimo picco di una tragedia che si trascina da ben quattordici anni. Una tragedia che ha portato, invece, ricchezza ai poteri criminali, i cui affari durante queste crisi prosperano maggiormente. Se è vero che il commissariato di governo venne istituito innanzitutto per strappare alla camorra la gestione dell’affaire mondezza, si può ben dire che esso ha fallito, e che anzi si configurano, oggi come ieri, gli stessi scenari di collusione tra il capitale imprenditoriale, parte del mondo politico e le organizzazioni mafiose.
È innanzitutto in questo quadro che vanno letti disordini che si sono prodotti in questi giorni a Pianura: ovvero con il tentativo, da parte di gruppi criminali, di cavalcare l’onda del giusto sdegno dei cittadini, di inserirsi nel gioco, esasperandolo al solo fine di continuare ad avere il proprio ruolo di attore di primo piano.
Ma soprattutto è in questa ottica che va letta l’ormai strutturale incapacità ad arrivare ad una soluzione efficiente ed ecologicamente sostenibile.
Il vero problema è che una soluzione che vedesse al centro i principi di riuso, riciclo e differenziazione dei rifiuti sarebbe incompatibile non con un presunto marchio antropologico di “napoletanità”, bensì con gli interessi della malavita organizzata, nonché con quelli, altrettanto famelici, del capitale italiano ed internazionale (leggi, Impregilo e Veolia) che sugli impianti industriali per il trattamento dei rifiuti (impianti di Cdr e termovalorizzatori) ha costruito, o conta di costruire, fortune colossali.
Ed invece in questi giorni ci troviamo ad assistere ad una duplice mistificazione: da un lato le popolazioni locali, e le loro lotte di oggi e di ieri, vengono demonizzate e tacciate di esser un freno alla modernità e responsabili della impossibilità di chiudere la crisi; dall’altro si instilla nell’opinione pubblica la falsa convinzione che gli impianti di incenerimento (di cui , in tutta Italia ancora si muore) siano la panacea di tutti i mali.
La crisi, l’esercito, gli scontri, gli appelli di questi giorni, non possono né devono servire a scaricare sulle popolazioni locali, sui movimenti ambientalisti e sulle forze sociali, la responsabilità di un disastro che ricade, invece, interamente su chi, in questi ultimi quattordici anni, ha avuto ad ogni livello responsabilità di governo e di quanti, nell’emergenza, hanno prosperato come sciacalli.

Il terreno delle lotte ambientaliste e di difesa del territorio va considerato come fondamentale nel quadro della lotta al neoliberismo e alle nuove forme del capitale globale che riesce ancora una volta ad articolare un livello di offensiva pericoloso per le popolazioni e per la democrazia che vede i suoi pilastri in due concetti paradigmatici: consumo e violenza; dobbiamo dunque interpretarlo come uno dei terreni di sperimentazione per la costruzione della sinistra a livello sociale.
In un quadro di sospensione della democrazia che promuove il paradosso dello strumento, utilizzato a tutti i livelli, del commissariamento affiancato alla barbarie che si produce sui territori che minaccia le esistenze dei cittadini, la loro salute e quella delle successive generazioni, diviene necessario per noi indagare a fondo gli epifenomeni che attraversano soprattutto la cultura delle nuove generazioni, che pure sono l’essenza della frantumazione e della violenza come elementi strutturali della metropoli e del paradigma della periferia come modello di sviluppo, poiché esse rappresentano il terreno dove noi ci troviamo a misurare l’efficacia e l’incidenza dei conflitti e delle relazioni sociali che mettiamo in campo in una prospettiva di trasformazione e di costruzione di un’alternativa che parla di democrazia e di modelli di sviluppo.
Una profonda autocritica, una messa in discussione della nostra ipotesi politica che parla della nostra capacità di ritrovare un ruolo nei movimenti di difesa della salute e del territorio come di tutte le istanze conflittuali di democrazia, diritti, emancipazione che si producono sui nostri territori è il passaggio fondamentale per aprire una nuova fase di conflitti che parli della nostra generazione.
Quindi l'emergenza rifiuti diventa paradigmatica della profonda crisi che investe la politica e l'intera società. E' necessaria l'apertura di una nuova fase, rilanciando la costruzione di un'alternativa dal basso, insieme ai movimenti, ai comitati civici, a tutte le cittadine e ai tutti i cittadini dichiarando in maniera definitiva il fallimento di quello che un tempo era considerato anche da noi il “laboratorio campano”.
Di fronte ad una tale degenerazione politica e civile, l'unica via d'uscita è rafforzare il nostro impegno per la costruzione di una Sinistra dell'alternativa capace di progettare un nuovo modello di sviluppo della società campana.

martedì 6 novembre 2007

17nov07 - appello unitario aperto

Ecco l'appello con cui i soggetti che stanno organizzando la mobilitazione verso il 17 novembre provano a generalizzare quell'appuntamento; la conoscenza come bene immateriale "mercificato" rappresenta oggi una delle più grandi contraddizioni del libero mercato.
La trasformazione della società passa dunque per la riforma e la riappropriazione dei saperi, della cultura, della formazione.

Per questo i soggetti in formazione provano a prospettare l'economia della conoscenza come chiave di lettura del nostro tempo, dei nostri spazi vitali, delle nostre vite e delle nostre società...

Per questo provano ad interloquire con la politica e i soggetti sociali chiedendo loro di dialogare con i contenuti che il movimento studentesco sta provando ad elaborare sul piano culturale per trasferirli insieme sul piano del conflitto sociale...

Student*sX vuole impegnarsi per rafforzare l'azione condivisa dei soggetti studenteschi e per ampliare le sue relazioni agli altri soggetti che dal lavoro ai diritti civili, dal diritto alla formazione a quello all'abitazione, dal diritto di mobilità alla solidarietà sociale provano a costruire il conflitto e la trasformazione...

domenica 28 ottobre 2007

Proxima Estaçiòn >>> 17 Nov_07

Anche quest'anno il 17 novembre, in tutte le città del mondo, gli studenti scenderanno in piazza per rivendicare il libero accesso ai saperi, per rivendicare il ruolo di emancipazione della cultura, per riappropriarsi del proprio futuro.
Minacciati dalle riforme che di volta in volta impersonificano l'avanzata del mercato nella scuola e nell'università, e da un capitalismo cognitivo che ormai non risparmia più nulla e che getta nell'ombra della precarietà e della violenza le nuove generazioni; proviamo a reagire!

Student*sX verso il 17 novembre...
Quest'anno perciò nasceva l'idea di generalizzare l'appuntamento del 17 Novembre ad altri movimenti sociali che condividono un'istanza di cittadinanza, di diritti, di inclusione, di emancipazione: disoccupati_precari_ricercatori_docenti_gay_lesbiche_trans_lavoratori_associazioni_comitati

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Ecco l'appello:

Nairobi
World Social Forum 2007


Durante il World Social Forum di Nairobi le organizzazioni studentesche si riuniscono nell'assemblea studentesca mondiale. In questa occasione si vuole rilanciare una rete globale sulla base di una piattaforma politica condivisa da declinare sin da subito nei propri paesi provenienza.

Le studentesse e gli studenti di tutto il mondo si battono e si batteranno per:

Il libero accesso a tutti i percorsi formativi dall'istruzione primaria a quella superiore. Questi devono essere laici, plurali e pubblici. Siamo fortemente contrari alla privatizzazione dei canali formativi o alla loro commercializzazione tramite i GATS o comunque qualsiasi direttiva trasnazionale;

Il libero accesso alla conoscenza e la libera condivisione dei saperi in quanto per loro natura costituiscono un patrimonio collettivo. Chiediamo quindi che siano riformate le legislazioni sulla proprieta intellettuale, promuovendo l'uso delle Creative Commons e del copyleft;

L'autonomia sociale dei soggetti in formazione e quindi la loro emancipazione dalle logiche di mercato. Crediamo debbano essere garantite a tutti forme di assistenza sociale come borse di studio o comunque forme di agevolazione economica per l'accesso a tutti i servizi culturali.

Chiediamo in particolar modo che sia garantito a tutte le studentesse e gli studenti l'accesso al credito o comunque un reddito in chiave formativa al fine di emanciparsi dalla propria condizione socio economica di provenienza;

Il diritto all'istruzione per chi vive in luoghi martoriati dalla guerra o in aree afflitte dalla mafia e dalla criminalità organizzata e dal terrorismo. Siamo convinti che l'istruzione e il miglior mezzo per combattere la guerra e costruire un mondo di pace;

Il diritto alla mobilità delle persone e delle idée . Vogliamo, infatti, convertire lo spazio di libero mercato in uno spazio di libera circolazione per gli individui e di libera condivisione dei saperi. I fratelli e le sorelle migranti devono avere il diritto ad una adeguata assistenza sociale dallo stato ospitante garantendo ad esso tutti I diritti di cittadinanza. Crediamo quindi che l'interculturalita sia valore aggiunto alla formazione dell individuo e che debba essere valorizzata dove cio non avviene;

Il diritto di tutte le studentesse e gli studenti ad avere i propri diritti riconosciuti per legge e ad essere rappresentati. Dobbiamo lottare per una cittadinanza studentesca mondiale: una carta dei diritti riconosciuta da tutte le legislazioni del mondo e dalla organizzazioni internazionali.

Costruiremo anche una rete internazionale per fornire aiuto e supporto a tutti gli studenti a cui non sono garantiti diritti o comunque sono violati. Chiediamo che sia avviato da subito un percorso di armonizzazione dei sistemi di rappresentanza studentesca e che ne sia costituito uno a livello mondiale;

Convochiamo tutti gli studenti e le studentesse del mondo a mobilitarsi per l'International Student Day of Action il prossimo 17 Novembre 2007. D'altra parte tutte le studentesse e gli studenti si dovranno impegnare ogni giorno da oggi a lottare in ogni dove per concretizzare i punti di questa dichiarazione.


Assemblea studentesca mondiale

martedì 16 ottobre 2007

>>>anti_Pro Party<<<

Festa studentesca: giovedì 18 ottobre h_21 palazzo Corigliano (p.zza S. Domenico)



La festa sarà organizzata da Student*sX, la nuova rete studentesca; dalle h_20:00 ci sarà il microfono aperto a tutte le associazioni, le organizzazioni e i soggetti che stanno costruendo con noi la mobilitazione verso il 20 ottobre.

Ospiteremo inoltre i soggetti che stanno costruendo il Comitato Anticamorra con un banchetto e degli interventi.

Dalle h_22:00 ci sarà la musica e il bar precario: reggae e techno_vintage fino a notte.

Invitiamo tutti a partecipare.



Ecco il flyer

mercoledì 10 ottobre 2007

VEN12OTT CORTEO STUDENTESCO


Venerdì 12 ottobre>>>
corteo studentesco
h9 p.zza Garibaldi


Reclama reddito>>saperi>>diritti!!!

Ecco l'appello:

12 OTTOBRE ‘O7 Ora parliamo Noi
Gli Studenti Campani per il libero accesso al sapere

In una società dove la conoscenza è l’elemento centrale dei sistema produttivo il libero accesso ai saperi costituisce il tassello fondamentale per il progresso della società e l’elemento centrale di emancipazione individuale e collettiva. Tuttavia il processo in atto di mercificazione dei saperi, pone recinzioni e barriere di tipo economico e strutturale ai canali di accesso al sapere, non riconoscendo il sapere come un bene comune. Barriere strutturali che cominciano con la pre-canalizzazione precoce e di selezione degli studenti a 13 anni verso percorsi o di liceo o di formazione professionale, che continuano all’Università non soltanto con l’istituzione del numero chiuso ma anche la non uniformità, sia a livello locale che nazionale, del sistema dei crediti formativi. Accade infatti molto spesso che le barriere vengano “poste” in itinere: attraverso un sistema di debiti formativi che non garantisce la mobilità studentesca per coloro che decidono di continuare o completare il proprio percorso formativo iscrivendosi alla specialistica in un’altra città. I soggetti in formazione si trovano davanti un sistema di selezione strutturato, che spesso sopprime le aspirazioni e i sogni degli studenti. Il numero chiuso rappresenta una delle barriere più visibili al diritto di tutte e tutti a studiare e soprattutto, cosa peggiore, pone barriere all’accesso ai saperi attraverso il test d’ingresso. Critichiamo fortemente la legge esistente, la 264/99, che ha la presunzione di risolvere il problema della carenza di strutture universitarie (come laboratori) ponendo il numero programmato e giudicando le capacità dello studente con un quiz. Crediamo che lo studente debba essere giudicato rispetto al proprio percorso formativo all’interno dell’Università e secondo i programmi del corso di laurea scelto.
Barriere economiche che vengono poste in essere dalla mancanza di politiche a sostegno del diritto allo studio. Tra gli studenti e i canali di accesso al sapere viene posto di fatti un muro che è l’elevato costo che oggi la formazione ha in Italia in particolar modo in Campania.
L’assenza di investimenti per l’edilizia scolastica e universitaria, la scarsità esasperante delle borse di studio, l’assenza di agevolazione sui trasporti e sull’acquisto di materiale culturale sono gli ostacoli di natura materiale che gli studenti campani oggi hanno ad accedere liberamente al sapere.
La Campania oggi è una terra martoriata quotidianamente dalla violenza e dalla sopraffazione dei sistemi camorristici. Oggi il soggetto in formazione campano si trova a vivere in una condizione di disagio non solo legato ai luoghi tipici del sapere, ma a un disagio esistenziale per un soggetto in evidente stato di precarietà. La logica della violenza tenta troppo spesso di permeare nel tessuto sociale e nella mente degli studenti campani. La risposta a ciò, proprio partendo dal diritto allo studio, è un movimento che sappia lottare e sconfiggere la Camorra con pratiche reali quotidiane partendo da rivendicazioni chiave come il reddito per i soggetti in formazione quale sistema di welfare in grado di ribaltare le logiche di un sistema di privilegi e violenze. La Regione Campania, il Governatore Bassolino e gli Assessori Teresa Armato e Corrado Gabriele devono dimostrare con stanziamenti reali che la Campania è la “Regione dei Saperi” e che gli studenti non sono una spesa ma un investimento per il presente e il futuro del nostro territorio. Basta con slogan e proclami: è necessario investire politicamente in Istruzione, Università e Ricerca.

Per questo gli studenti campani saranno in piazza il 12 Ottobre per portare il loro disagio verso un sistema politico che affronta il problema delle conoscenze come un problema del tutto marginale. Gli studenti saranno chiari e rivendicheranno partendo dalle scuole e le università a chiare lettere alla politica.

- L’innalzamento al 4,6% delle risorse regionali, come la media nazionale, sulla Scuola;
- Un piano finanziario di 150 Milioni di Euro nella Finanziaria 2007 per la legge 4 del 2005 sul diritto allo studio. E’ un investimento politico che rivendichiamo alla Regione Campania come primo passo per la realizzazione del diritto allo studio nella nostra regione;
- L’estensione della legge 4 del 2005 agli studenti universitari
- Maggiori finanziamenti sull’edilizia scolastica. Le nostre scuole non sono scuole. Vogliamo avere la possibilità di studiare in scuole a norma che tengano conto degli spazi per gli studenti;
- La copertura totale delle borse di studio per gli universitari;
- Ingenti finanziamenti per la creazione di Case dello Studente degne di questo nome;
- l'eliminazione di tutti i numeri programmati in ogni corso di laurea;
- l'abrogazione della 264/99 (numero chiuso) e un nuovo patto per la Legalità e l'Accesso negli Atenei;
- l'aumento dei finanziamenti agli Atenei, perché siano finalmente le strutture ad adeguarsi agli Studenti, e non il contrario;
- un nuovo sistema di orientamento serio nelle scuole per l'accesso all'università, così che gli Studenti possano scegliere liberamente ma con consapevolezza a quale corso di laurea iscriversi e le Università possano programmare la propria offerta didattica.
- Chiediamo inoltre ai rettori degli Atenei campani l’abolizione del numero chiuso per il prossimo anno per quei corsi che non rientrano nell’elenco tassativo previsto dalla L. 264/99 e un controllo più fermo per evitare la continua proliferazione dei corsi di laurea. Inoltre crediamo indispensabile un’operazione di monitoraggio rispetto alla validità e l’importanza dei troppi nuovi corsi di laurea anche rispetto ai problemi posti dal decreto sui Requisiti Minimi.
- Un aumento della partecipazione all’interno delle scuole e delle università. Gli studenti come protagonisti degli spazi formativi. Una didattica che rompa la lezione frontale e sperimenti nuove pratiche dal basso: i luoghi della formazione devono riscoprire il proprio ruolo di educare a comprendere il mondo.




Unione degli Studenti Campania
Unione degli Universitari Napoli
Student Sx
Giovani Comunisti Napoli

Student*sX >>>verso il 20 ottobre

Il 20 ottobre Student*sX aderisce alla manifestazione proposta da Liberazione e il Manifesto.

Vogliamo riempire quella piazza di giovani per far sì che la battaglia per una scuola libera, laica e di massa, per l'accesso ai saperi, per un'università plurale e umana viva nel grande appuntamento del popolo della sinistra.

Ecco il manifesto

martedì 9 ottobre 2007

Student*sX

E' nata una nuova rete studentesca...
si chiama Student sX ed è formata da studenti e precari della conoscenza che hanno deciso di riprendersi la propria vita e trasformare la società.
E' una rete, dunque è libera...orizzontale...plurale...aperta...
come una rete da pesca ha i suoi nodi...autonomi...propositivi...comunicanti...
come un cerchio si disegna sulla sua circonferenza...il centro è solo un punto immaginario dove passano le linee diametrali cioè dove s'incontrano tutti i punti della circonferenza...
un cerchio...come in cerchio si siedono le comunità, i bambini, gl'indios, gli amici...una comunità dove potersi guardare, affinchè ci si possa alzare un giorno e correre insieme...

Student*sX vuole raccogliere studenti, precari, ricercatori, collettivi, associazioni, comitati, gruppi, persone...individui che a partire dai propri disagi e bi/sogni immaginano e costruiscono insieme una nuova idea di cultura, di vita...

Student*sX
RECLAMA REDDITO SAPERI DIRITTI




Ecco l'appello nazionale della rete:

USCIAMO DAL SEMINATO COLTIVIAMO LE NOSTRE INTELLIGENZE

Siamo studentesse e studenti di una generazione che è stata capace di fare dello sguardo disilluso alla vita il moto di rabbia necessario per prender parola. La nostra “X” è l’incognita che ci pervade, assale, invade e la nostra certezza di determinare il nostro futuro.
Student*sX nasce con lo scopo di sovvertire l’invasione del potere nel mondo del Sapere. Per costruire una Società della Conoscenza in cui ogni persona possa Sapere la verità sulle conseguenze della vittoria del neoliberismo sulle vite di ognuno, sulla natura. Vogliamo una società parallela: lenta, densa di relazioni, creatività, amori, passioni, intelligenze. Non ci basta più volere un mondo diverso abbiamo l’irresistibile ambizione di viverlo ora.
Nell’epoca della saturazione di spazi da parte del mercato, dell’erosione del terreno del conflitto noi sapremo aprire luoghi dell’esistenza studentesca percorribili e utilizzabili, capaci di mischiare identità in un melting-pot della sovversione studentesca, della sinistra capace di materializzare conflitti diffusi.

I processi di privatizzazione delle conoscenze sono passati in questi anni dalle riforme della scuola e dell’università e ci hanno visto mobilitarci perché dietro il ridisegno dei luoghi di trasmissione dei saperi si intravedono gli skyline della società che il neo-liberismo vorrebbe edificare. La subordinazione continua dei sistemi d’istruzione alle esigenze dell’impresa hanno significato il cambiamento di ruolo degli educatori, la strutturazione del doppio canale, di cui uno in appalto direttamente alle aziende, l’assunzione del contratto d’apprendistato (vedi primo decreto attuativo della legge 30) a pieno titolo come percorso formativo, la logica della compartecipazione alla formazione tratto distintivo delle fondazioni, l’irrigidimento della ricerca dentro l’obiettivo dell’utilità, per cui ogni ricercatore lavora all’innovazione delle merci e dei prodotti materiali e immateriali solo per l’apertura di spazi di mercato.La scuola ha sempre rappresentato l’imbuto in cui passa il futuro del paese. Ed i poteri hanno sempre fatto dei nostri luoghi di studio la siderurgia della struttura sociale di cui avevano bisogno. Il doppio canale, ora congelato dal ministro Fioroni, sarebbe stato utile alla formazione di un classico “esercito di riserva di lavoratori” poco istruiti, con una forte divaricazione di formazione che ci avrebbe garantito ubbidienti alle esigenze produttive, statici, fermi, senza possibilità né di mobilità sociale né di mobilità territoriale perché deficitari degli strumenti di discernimento delle dinamiche del mondo. Per queste ragioni noi lottiamo per una formazione capace, per dirla con Bertrand Russell “di dare un senso al valore delle cose diverso da quello del dominio, contribuire a creare cittadini consapevoli di una comunità libera, incoraggiare la combinazione di cittadinanza e libertà, creatività individuale”. Il progetto dell’allora ministro Moratti e i progetti che si fanno luce in alcuni sistemi regionali interiorizzano le necessità dell’asservimento dei saperi alla produzione di ricchezze. La “logica d’impresa” cioè la funzionalità dell’uomo e della donna ai dividendi azionari, fa della corporeità delle esigenze, dei desideri, delle menti una banale inutilità, un vecchiume romantico lasciato alle anime belle del tempo presente. Ma quella logica ha voluto improntare di sé il sistema d’istruzione. Prima conseguenza: l’espropriazione del tempo, l’adeguamento dei tempi di studio alla velocità del tempo di produzione. Il taylorismo, l’organizzazione scientifica dei ritmi, diventa il nostro ritmo di studio. Il programma è il cronometro di una corsa che lascia indietro chi ha il passo più corto. Un’industria che produce scarti, rifiuti umani per la maggior parte sono i/le nostri/e compagni/e migranti ma anche chi tra di noi non ha avuto la fortuna di crescere in un ambiente di stimolo alla ricerca e alla cultura. Ma per ogni rifiuto c’è un riciclo prima della definitiva espulsione e così i tre binari d’istruzione diventano i tre gradi dello smaltimento delle menti inutilizzabili. La concentrazione negli istituti tecnici e professionali di studenti migranti, diversamente abili, provenienti da famiglie economicamente disagiate ci dice della mostruosità del sistema d’istruzione. Ma se non fosse abbastanza la sfiga è ben distribuita sia sul territorio sia all’interno dei singoli corsi di ogni scuola. Così ti potrà capitare di finire in una scuola professionale a scampia nel corso in cui si concentra la percentuale di “subalterni al progresso”. La discarica del sistema di smaltimento.
La scuola diventa così l’ultimo baluardo del sistema fordista nella società della flessibilità. E al contempo ne svela l’autenticità di un’organizzazione dei tempi che non è mai decisa da chi quei tempi è costretto ad agire. La scuola si candida all’educazione di generazioni veloci che devono fare della tempestività la cifra del successo. Così anche i processi decisionali che negli scorsi anni si ammantavano d’essere collegiali ora devono rispondere alla tempestività della competizione –Competition is Competition- il progetto di riforma degli organi collegiali, il loro ridimensionamento il superamento della rappresentanza delle componenti a favore dei tecnici della scuola (economi e proprietari di immobili) va in questa direzione. Le riforme della scuola dell’ultimo ciclo storico del secolo scorso hanno agito progressivamente una spoliazione delle possibilità di decisione, di determinazione dei luoghi di studio e così, interiorizzata l’idea dell’obsolescenza come negatività generalizzabile a tutto, hanno cancellato l’ultima parvenza di democrazia.
Il “Valore” entità intrinseca alla trasformazione delle materie o alla fluttuazione di capitali nei mercati finanziari è scala di misura per ogni studentessa e studente del sistema d’istruzione. Tanto più ingoi conoscenze tanto più varrai. Il valore viene misurato, calcolato tenuti presenti bonus di produzione e sottrazioni arbitrarie. Il sistema dei crediti e dei debiti incolla ad ognuno un conto corrente virtuale del valore di cui è portatore. Valore anch’esso fluttuante come mutabile è la spendibilità di un individuo sul mercato del lavoro. Tuttavia l’umanità è fatta per amare, pensare, creare, essere libera, nessun uomo e nessuna donna sono disposti a perdere un attimo della propria esistenza perché in corsa verso l’ignoto. Il neoliberismo è sostanzialmente inumano, estraneo alla natura vivente. Per questa ragione, per reggere, ha bisogno della costruzione di consenso. Le scuole così diventano luoghi di irregimentazione. Il totalitarismo della logica d’impresa s’impossessa così della cultura e del sapere, dei modi d’essere, dei tempi e degli spazi, dei modi di pensare, intendere la vita, costruirsi la propria.

L’istruzione, i saperi devono così essere attraversati dall’ordine dell’efficienza, valore costituente di qualsiasi economia. Noam Chomsky dice “(…) l’efficienza è essenzialmente determinata dai margini di profitto. Una delle conseguenze è che i costi si sono trasferiti sugli individui. Questi costi non sono misurati. Questo accade dappertutto nell’economia”. Per questa ragione si razionalizzano i costi degli insegnanti di sostegno, si precarizzano i contratti dei ricercatori universitari, si diminuiscono i trasferimenti sugli istituti, si aumentano le ore di lavoro degli/delle insegnanti fino a diciotto ore curriculari, con buona pace dei servizi alla persona che le scuole erano in grado di sostenere con il distacco delle e dei docenti in relazioni esterne alle aule scolastiche, si aumentano le tasse scolastiche, si trasferiscono capitali verso l’istruzione privata. La conoscenza diventa così una variabile dipendente dell’economia. È evidente che la cultura ha nella società contemporanea una molteplicità di canali di fruizione che impatta con la monolitica trasmissione di sapere attraverso i libri, è talmente percepibile che si fa finta di non vedere così che copyright e brevetti sui saperi possano essere acquistati e venduti esattamente come una qualsiasi altra merce. Tutto questo è l’Economia della Conoscenza.

Nella massificazione di corpi che vorrebbero senza menti producono l’accatastarsi delle contraddizioni del mondo che vorrebbero. La scuola, nel tempo della parcellizzazione dei luoghi di lavoro della globalizzazione, in cui –come descrive Bauman- “Le opposizioni concettuali <>, <>, <> hanno scandito la gradualità e la misura con cui i vari frammenti del mondo che ci circonda, umani e non umani, sono stati addomesticati(…)” è il luogo della ricomposizione della società. Ma dal ri-assemblaggio dei fotogrammi delle esistenze di ognuno si hanno video di violenze di gruppo, spettacolarizzazione di sevizie collettive, soprusi contro quelli che abbiamo chiamato “subalterni al progresso”. Le scuole oggi diventano il piano di ricomposizione degli individualismi competitivi di cui si nutre il neoliberismo. Il luogo in cui “la crisi d’identità individuale e collettiva”, descritta recentemente da Vittorino Andreoli, diventa esplosiva. Così il confine dell’etica sparisce, la capacità di scegliere ciò che giusto o sbagliato nella relazione con gli altri viene meno.
Non è un caso, infatti, che il tentativo sia quello della parcellizzazione anche dei nostri luoghi di studio. Un esempio su tutti: l’architettura delle università del post-moderno capace di non far incontrare studenti universitari di corsi diversi. L’istituzione del Numero Verde promosso dal ministro Fioroni per affrontare il “bullismo” ci dice di come si faccia finta di non vedere, confinando a devianza di singoli problemi collettivi. Capita così, che qualche Dirigente Scolastico talmente saccente da non chiedersi dove ha fallito, scelga una pattuglia di guardie giurate per reprimere la pericolosità dei bulli di cui la scuola sarebbe invasa.
Il Bullismo si affronta parcellizzando un problema complessivo che ci deve far interrogare sulla carica di violenza delle relazioni della società contemporanea, dell’impercettibilità delle conseguenze delle relazioni fra i corpi, dell’immaterialità di cui è fatto il nostro stare assieme che fa perdere il senso di cosa significa l’irreversibilità della violenza su un corpo diverso dal nostro.

Proprio i luoghi che vorrebbero conquistare con il consenso dove riescono e con la forza dove tocca loro reprimere sono i luoghi in cui ripartire. Noi ripartiamo da qua, sappiate che non vi lasceremo un metro in cui far vostre le nostre menti, i nostri ricordi, i nostri saperi. Vi siete illusi che noi fossimo spariti ed invece saremo nani capaci di farvi inciampare sulle vostre stesse gambe. Hanno voluto nel corso del tempo tagliare i costi aumentando la media di studenti e studentesse per classe ci hanno così consegnato ormai l’unico luogo in cui non sentirci soli. Non ci accontentiamo più solamente di gridare contro le vostre riforme sussurreremo tra di noi che vogliamo scuole alternative. Ci volete ad imparare tabelline e noi moltiplicheremo sovvertimenti rivendicheremo denaro, diritti classe per classe, scuola per scuola, spazzi, sfideremo chi ci vuole produttivi a riconoscerci che lo siamo: il reddito è il nostro compenso, il nostro diritto. Sapremo costruire la nostra scuola esattamente nel cuore delle vostre scuole e se sarà necessario vi disobbediremo, sapremo andare più lenti e a correre rimarranno i ligi obbedienti ai precetti del Ministero di turno. Non siamo più disponibili a perdere i nostri compagni e le nostre compagne solo perché diverse. Non siamo più disponibili a correre tra le teste dei bocciati, degli esclusi. Insegneremo noi se sarà necessario che i saperi sono plurali.

Negli anni hanno scritto riforme senza neppure chiedercelo, ci hanno costretto a modelli decisi nelle stanze dei ministeri, nelle riunioni del WTO, tra i galà dei G8. Hanno voluto plasmarci, formarci. Ci hanno dedicato Violenze che passano sotto il nome di razionalità, esclusione, riforma degli organi collegiali. Noi vogliamo una scuola della partecipazione in autogestione permanente. Vogliamo una riforma della scuola che metta al centro l’umanità e conformi la trasmissione dei saperi alle persone. La norma regolarizzatrice non può più essere l’utile, l’utilità, la funzionalità al mercato. Al centro ci siamo noi, non l’impresa. Per questa ragione a partire da noi scegliamo una modalità di stare assieme partecipata, orizzontale, a rete. In cui la rappresentanza non viene delegata ma agita, ci sembra questa la migliore risposta alla rappresentazione che vorrebbero delle studentesse e degli studenti nei luoghi di decisione. Noi rovesciamo il loro modello a partire da noi. Il potere coercitivo e violento a partire dall’agire noi la polverizzazione del potere, la partecipazione in una parola: la NonViolenza.
Tutto vorrebbe l’omologazione, la sparizione delle differenze, a partire dai contenuti dell’istruzione raccontata sempre dal punto di vista di maschi occidentali ed adulti. Escluso è lo sguardo generazionale della cultura, la visione di genere della storia, i racconti di chi nei millenni ha vissuto la conquista e non la scoperta.

Noi vogliamo metterci in rete perché solo il cortocircuito delle differenze di pratiche, generi, vissuti, luoghi può ambire a costruire una Società della Conoscenza alternativa.

Alcune immagini dalla Birmania

Alcune immagini della ribellione al regime birmano repressa...

Contro la dittatura del Myanmar, a fianco del popolo Birmano.

Consultazioni Precarie


8-9-10 e 11 ottobre (lun-mar-mer-gio) dalle ore 11 alle 17: consultazioni precarie, banchetto a p.zza S. Domenico Maggiore per far votare studenti, precari della formazione, lavoratori a nero, giovani (esclusi dalle consultazioni del sindacato) contro l'accordo sul welfare. Ci saranno inoltre musica, bar e microfono aperto; si pubblicizzeranno le iniziative che si terranno da qui al 20 ottobre, è richiesta la collaborazione di tutt* * compagn* per fare i turni.

info su consultazioni
http://www.laboratoriomeridiano.org/

materiali
http://gc.rifondagenova.net/index.php?option=com_content&task=view&id=439&Itemid=33