martedì 6 novembre 2007

17nov07 - appello unitario aperto

Ecco l'appello con cui i soggetti che stanno organizzando la mobilitazione verso il 17 novembre provano a generalizzare quell'appuntamento; la conoscenza come bene immateriale "mercificato" rappresenta oggi una delle più grandi contraddizioni del libero mercato.
La trasformazione della società passa dunque per la riforma e la riappropriazione dei saperi, della cultura, della formazione.

Per questo i soggetti in formazione provano a prospettare l'economia della conoscenza come chiave di lettura del nostro tempo, dei nostri spazi vitali, delle nostre vite e delle nostre società...

Per questo provano ad interloquire con la politica e i soggetti sociali chiedendo loro di dialogare con i contenuti che il movimento studentesco sta provando ad elaborare sul piano culturale per trasferirli insieme sul piano del conflitto sociale...

Student*sX vuole impegnarsi per rafforzare l'azione condivisa dei soggetti studenteschi e per ampliare le sue relazioni agli altri soggetti che dal lavoro ai diritti civili, dal diritto alla formazione a quello all'abitazione, dal diritto di mobilità alla solidarietà sociale provano a costruire il conflitto e la trasformazione...

domenica 28 ottobre 2007

Proxima Estaçiòn >>> 17 Nov_07

Anche quest'anno il 17 novembre, in tutte le città del mondo, gli studenti scenderanno in piazza per rivendicare il libero accesso ai saperi, per rivendicare il ruolo di emancipazione della cultura, per riappropriarsi del proprio futuro.
Minacciati dalle riforme che di volta in volta impersonificano l'avanzata del mercato nella scuola e nell'università, e da un capitalismo cognitivo che ormai non risparmia più nulla e che getta nell'ombra della precarietà e della violenza le nuove generazioni; proviamo a reagire!

Student*sX verso il 17 novembre...
Quest'anno perciò nasceva l'idea di generalizzare l'appuntamento del 17 Novembre ad altri movimenti sociali che condividono un'istanza di cittadinanza, di diritti, di inclusione, di emancipazione: disoccupati_precari_ricercatori_docenti_gay_lesbiche_trans_lavoratori_associazioni_comitati

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Ecco l'appello:

Nairobi
World Social Forum 2007


Durante il World Social Forum di Nairobi le organizzazioni studentesche si riuniscono nell'assemblea studentesca mondiale. In questa occasione si vuole rilanciare una rete globale sulla base di una piattaforma politica condivisa da declinare sin da subito nei propri paesi provenienza.

Le studentesse e gli studenti di tutto il mondo si battono e si batteranno per:

Il libero accesso a tutti i percorsi formativi dall'istruzione primaria a quella superiore. Questi devono essere laici, plurali e pubblici. Siamo fortemente contrari alla privatizzazione dei canali formativi o alla loro commercializzazione tramite i GATS o comunque qualsiasi direttiva trasnazionale;

Il libero accesso alla conoscenza e la libera condivisione dei saperi in quanto per loro natura costituiscono un patrimonio collettivo. Chiediamo quindi che siano riformate le legislazioni sulla proprieta intellettuale, promuovendo l'uso delle Creative Commons e del copyleft;

L'autonomia sociale dei soggetti in formazione e quindi la loro emancipazione dalle logiche di mercato. Crediamo debbano essere garantite a tutti forme di assistenza sociale come borse di studio o comunque forme di agevolazione economica per l'accesso a tutti i servizi culturali.

Chiediamo in particolar modo che sia garantito a tutte le studentesse e gli studenti l'accesso al credito o comunque un reddito in chiave formativa al fine di emanciparsi dalla propria condizione socio economica di provenienza;

Il diritto all'istruzione per chi vive in luoghi martoriati dalla guerra o in aree afflitte dalla mafia e dalla criminalità organizzata e dal terrorismo. Siamo convinti che l'istruzione e il miglior mezzo per combattere la guerra e costruire un mondo di pace;

Il diritto alla mobilità delle persone e delle idée . Vogliamo, infatti, convertire lo spazio di libero mercato in uno spazio di libera circolazione per gli individui e di libera condivisione dei saperi. I fratelli e le sorelle migranti devono avere il diritto ad una adeguata assistenza sociale dallo stato ospitante garantendo ad esso tutti I diritti di cittadinanza. Crediamo quindi che l'interculturalita sia valore aggiunto alla formazione dell individuo e che debba essere valorizzata dove cio non avviene;

Il diritto di tutte le studentesse e gli studenti ad avere i propri diritti riconosciuti per legge e ad essere rappresentati. Dobbiamo lottare per una cittadinanza studentesca mondiale: una carta dei diritti riconosciuta da tutte le legislazioni del mondo e dalla organizzazioni internazionali.

Costruiremo anche una rete internazionale per fornire aiuto e supporto a tutti gli studenti a cui non sono garantiti diritti o comunque sono violati. Chiediamo che sia avviato da subito un percorso di armonizzazione dei sistemi di rappresentanza studentesca e che ne sia costituito uno a livello mondiale;

Convochiamo tutti gli studenti e le studentesse del mondo a mobilitarsi per l'International Student Day of Action il prossimo 17 Novembre 2007. D'altra parte tutte le studentesse e gli studenti si dovranno impegnare ogni giorno da oggi a lottare in ogni dove per concretizzare i punti di questa dichiarazione.


Assemblea studentesca mondiale

martedì 16 ottobre 2007

>>>anti_Pro Party<<<

Festa studentesca: giovedì 18 ottobre h_21 palazzo Corigliano (p.zza S. Domenico)



La festa sarà organizzata da Student*sX, la nuova rete studentesca; dalle h_20:00 ci sarà il microfono aperto a tutte le associazioni, le organizzazioni e i soggetti che stanno costruendo con noi la mobilitazione verso il 20 ottobre.

Ospiteremo inoltre i soggetti che stanno costruendo il Comitato Anticamorra con un banchetto e degli interventi.

Dalle h_22:00 ci sarà la musica e il bar precario: reggae e techno_vintage fino a notte.

Invitiamo tutti a partecipare.



Ecco il flyer

mercoledì 10 ottobre 2007

VEN12OTT CORTEO STUDENTESCO


Venerdì 12 ottobre>>>
corteo studentesco
h9 p.zza Garibaldi


Reclama reddito>>saperi>>diritti!!!

Ecco l'appello:

12 OTTOBRE ‘O7 Ora parliamo Noi
Gli Studenti Campani per il libero accesso al sapere

In una società dove la conoscenza è l’elemento centrale dei sistema produttivo il libero accesso ai saperi costituisce il tassello fondamentale per il progresso della società e l’elemento centrale di emancipazione individuale e collettiva. Tuttavia il processo in atto di mercificazione dei saperi, pone recinzioni e barriere di tipo economico e strutturale ai canali di accesso al sapere, non riconoscendo il sapere come un bene comune. Barriere strutturali che cominciano con la pre-canalizzazione precoce e di selezione degli studenti a 13 anni verso percorsi o di liceo o di formazione professionale, che continuano all’Università non soltanto con l’istituzione del numero chiuso ma anche la non uniformità, sia a livello locale che nazionale, del sistema dei crediti formativi. Accade infatti molto spesso che le barriere vengano “poste” in itinere: attraverso un sistema di debiti formativi che non garantisce la mobilità studentesca per coloro che decidono di continuare o completare il proprio percorso formativo iscrivendosi alla specialistica in un’altra città. I soggetti in formazione si trovano davanti un sistema di selezione strutturato, che spesso sopprime le aspirazioni e i sogni degli studenti. Il numero chiuso rappresenta una delle barriere più visibili al diritto di tutte e tutti a studiare e soprattutto, cosa peggiore, pone barriere all’accesso ai saperi attraverso il test d’ingresso. Critichiamo fortemente la legge esistente, la 264/99, che ha la presunzione di risolvere il problema della carenza di strutture universitarie (come laboratori) ponendo il numero programmato e giudicando le capacità dello studente con un quiz. Crediamo che lo studente debba essere giudicato rispetto al proprio percorso formativo all’interno dell’Università e secondo i programmi del corso di laurea scelto.
Barriere economiche che vengono poste in essere dalla mancanza di politiche a sostegno del diritto allo studio. Tra gli studenti e i canali di accesso al sapere viene posto di fatti un muro che è l’elevato costo che oggi la formazione ha in Italia in particolar modo in Campania.
L’assenza di investimenti per l’edilizia scolastica e universitaria, la scarsità esasperante delle borse di studio, l’assenza di agevolazione sui trasporti e sull’acquisto di materiale culturale sono gli ostacoli di natura materiale che gli studenti campani oggi hanno ad accedere liberamente al sapere.
La Campania oggi è una terra martoriata quotidianamente dalla violenza e dalla sopraffazione dei sistemi camorristici. Oggi il soggetto in formazione campano si trova a vivere in una condizione di disagio non solo legato ai luoghi tipici del sapere, ma a un disagio esistenziale per un soggetto in evidente stato di precarietà. La logica della violenza tenta troppo spesso di permeare nel tessuto sociale e nella mente degli studenti campani. La risposta a ciò, proprio partendo dal diritto allo studio, è un movimento che sappia lottare e sconfiggere la Camorra con pratiche reali quotidiane partendo da rivendicazioni chiave come il reddito per i soggetti in formazione quale sistema di welfare in grado di ribaltare le logiche di un sistema di privilegi e violenze. La Regione Campania, il Governatore Bassolino e gli Assessori Teresa Armato e Corrado Gabriele devono dimostrare con stanziamenti reali che la Campania è la “Regione dei Saperi” e che gli studenti non sono una spesa ma un investimento per il presente e il futuro del nostro territorio. Basta con slogan e proclami: è necessario investire politicamente in Istruzione, Università e Ricerca.

Per questo gli studenti campani saranno in piazza il 12 Ottobre per portare il loro disagio verso un sistema politico che affronta il problema delle conoscenze come un problema del tutto marginale. Gli studenti saranno chiari e rivendicheranno partendo dalle scuole e le università a chiare lettere alla politica.

- L’innalzamento al 4,6% delle risorse regionali, come la media nazionale, sulla Scuola;
- Un piano finanziario di 150 Milioni di Euro nella Finanziaria 2007 per la legge 4 del 2005 sul diritto allo studio. E’ un investimento politico che rivendichiamo alla Regione Campania come primo passo per la realizzazione del diritto allo studio nella nostra regione;
- L’estensione della legge 4 del 2005 agli studenti universitari
- Maggiori finanziamenti sull’edilizia scolastica. Le nostre scuole non sono scuole. Vogliamo avere la possibilità di studiare in scuole a norma che tengano conto degli spazi per gli studenti;
- La copertura totale delle borse di studio per gli universitari;
- Ingenti finanziamenti per la creazione di Case dello Studente degne di questo nome;
- l'eliminazione di tutti i numeri programmati in ogni corso di laurea;
- l'abrogazione della 264/99 (numero chiuso) e un nuovo patto per la Legalità e l'Accesso negli Atenei;
- l'aumento dei finanziamenti agli Atenei, perché siano finalmente le strutture ad adeguarsi agli Studenti, e non il contrario;
- un nuovo sistema di orientamento serio nelle scuole per l'accesso all'università, così che gli Studenti possano scegliere liberamente ma con consapevolezza a quale corso di laurea iscriversi e le Università possano programmare la propria offerta didattica.
- Chiediamo inoltre ai rettori degli Atenei campani l’abolizione del numero chiuso per il prossimo anno per quei corsi che non rientrano nell’elenco tassativo previsto dalla L. 264/99 e un controllo più fermo per evitare la continua proliferazione dei corsi di laurea. Inoltre crediamo indispensabile un’operazione di monitoraggio rispetto alla validità e l’importanza dei troppi nuovi corsi di laurea anche rispetto ai problemi posti dal decreto sui Requisiti Minimi.
- Un aumento della partecipazione all’interno delle scuole e delle università. Gli studenti come protagonisti degli spazi formativi. Una didattica che rompa la lezione frontale e sperimenti nuove pratiche dal basso: i luoghi della formazione devono riscoprire il proprio ruolo di educare a comprendere il mondo.




Unione degli Studenti Campania
Unione degli Universitari Napoli
Student Sx
Giovani Comunisti Napoli

Student*sX >>>verso il 20 ottobre

Il 20 ottobre Student*sX aderisce alla manifestazione proposta da Liberazione e il Manifesto.

Vogliamo riempire quella piazza di giovani per far sì che la battaglia per una scuola libera, laica e di massa, per l'accesso ai saperi, per un'università plurale e umana viva nel grande appuntamento del popolo della sinistra.

Ecco il manifesto

martedì 9 ottobre 2007

Student*sX

E' nata una nuova rete studentesca...
si chiama Student sX ed è formata da studenti e precari della conoscenza che hanno deciso di riprendersi la propria vita e trasformare la società.
E' una rete, dunque è libera...orizzontale...plurale...aperta...
come una rete da pesca ha i suoi nodi...autonomi...propositivi...comunicanti...
come un cerchio si disegna sulla sua circonferenza...il centro è solo un punto immaginario dove passano le linee diametrali cioè dove s'incontrano tutti i punti della circonferenza...
un cerchio...come in cerchio si siedono le comunità, i bambini, gl'indios, gli amici...una comunità dove potersi guardare, affinchè ci si possa alzare un giorno e correre insieme...

Student*sX vuole raccogliere studenti, precari, ricercatori, collettivi, associazioni, comitati, gruppi, persone...individui che a partire dai propri disagi e bi/sogni immaginano e costruiscono insieme una nuova idea di cultura, di vita...

Student*sX
RECLAMA REDDITO SAPERI DIRITTI




Ecco l'appello nazionale della rete:

USCIAMO DAL SEMINATO COLTIVIAMO LE NOSTRE INTELLIGENZE

Siamo studentesse e studenti di una generazione che è stata capace di fare dello sguardo disilluso alla vita il moto di rabbia necessario per prender parola. La nostra “X” è l’incognita che ci pervade, assale, invade e la nostra certezza di determinare il nostro futuro.
Student*sX nasce con lo scopo di sovvertire l’invasione del potere nel mondo del Sapere. Per costruire una Società della Conoscenza in cui ogni persona possa Sapere la verità sulle conseguenze della vittoria del neoliberismo sulle vite di ognuno, sulla natura. Vogliamo una società parallela: lenta, densa di relazioni, creatività, amori, passioni, intelligenze. Non ci basta più volere un mondo diverso abbiamo l’irresistibile ambizione di viverlo ora.
Nell’epoca della saturazione di spazi da parte del mercato, dell’erosione del terreno del conflitto noi sapremo aprire luoghi dell’esistenza studentesca percorribili e utilizzabili, capaci di mischiare identità in un melting-pot della sovversione studentesca, della sinistra capace di materializzare conflitti diffusi.

I processi di privatizzazione delle conoscenze sono passati in questi anni dalle riforme della scuola e dell’università e ci hanno visto mobilitarci perché dietro il ridisegno dei luoghi di trasmissione dei saperi si intravedono gli skyline della società che il neo-liberismo vorrebbe edificare. La subordinazione continua dei sistemi d’istruzione alle esigenze dell’impresa hanno significato il cambiamento di ruolo degli educatori, la strutturazione del doppio canale, di cui uno in appalto direttamente alle aziende, l’assunzione del contratto d’apprendistato (vedi primo decreto attuativo della legge 30) a pieno titolo come percorso formativo, la logica della compartecipazione alla formazione tratto distintivo delle fondazioni, l’irrigidimento della ricerca dentro l’obiettivo dell’utilità, per cui ogni ricercatore lavora all’innovazione delle merci e dei prodotti materiali e immateriali solo per l’apertura di spazi di mercato.La scuola ha sempre rappresentato l’imbuto in cui passa il futuro del paese. Ed i poteri hanno sempre fatto dei nostri luoghi di studio la siderurgia della struttura sociale di cui avevano bisogno. Il doppio canale, ora congelato dal ministro Fioroni, sarebbe stato utile alla formazione di un classico “esercito di riserva di lavoratori” poco istruiti, con una forte divaricazione di formazione che ci avrebbe garantito ubbidienti alle esigenze produttive, statici, fermi, senza possibilità né di mobilità sociale né di mobilità territoriale perché deficitari degli strumenti di discernimento delle dinamiche del mondo. Per queste ragioni noi lottiamo per una formazione capace, per dirla con Bertrand Russell “di dare un senso al valore delle cose diverso da quello del dominio, contribuire a creare cittadini consapevoli di una comunità libera, incoraggiare la combinazione di cittadinanza e libertà, creatività individuale”. Il progetto dell’allora ministro Moratti e i progetti che si fanno luce in alcuni sistemi regionali interiorizzano le necessità dell’asservimento dei saperi alla produzione di ricchezze. La “logica d’impresa” cioè la funzionalità dell’uomo e della donna ai dividendi azionari, fa della corporeità delle esigenze, dei desideri, delle menti una banale inutilità, un vecchiume romantico lasciato alle anime belle del tempo presente. Ma quella logica ha voluto improntare di sé il sistema d’istruzione. Prima conseguenza: l’espropriazione del tempo, l’adeguamento dei tempi di studio alla velocità del tempo di produzione. Il taylorismo, l’organizzazione scientifica dei ritmi, diventa il nostro ritmo di studio. Il programma è il cronometro di una corsa che lascia indietro chi ha il passo più corto. Un’industria che produce scarti, rifiuti umani per la maggior parte sono i/le nostri/e compagni/e migranti ma anche chi tra di noi non ha avuto la fortuna di crescere in un ambiente di stimolo alla ricerca e alla cultura. Ma per ogni rifiuto c’è un riciclo prima della definitiva espulsione e così i tre binari d’istruzione diventano i tre gradi dello smaltimento delle menti inutilizzabili. La concentrazione negli istituti tecnici e professionali di studenti migranti, diversamente abili, provenienti da famiglie economicamente disagiate ci dice della mostruosità del sistema d’istruzione. Ma se non fosse abbastanza la sfiga è ben distribuita sia sul territorio sia all’interno dei singoli corsi di ogni scuola. Così ti potrà capitare di finire in una scuola professionale a scampia nel corso in cui si concentra la percentuale di “subalterni al progresso”. La discarica del sistema di smaltimento.
La scuola diventa così l’ultimo baluardo del sistema fordista nella società della flessibilità. E al contempo ne svela l’autenticità di un’organizzazione dei tempi che non è mai decisa da chi quei tempi è costretto ad agire. La scuola si candida all’educazione di generazioni veloci che devono fare della tempestività la cifra del successo. Così anche i processi decisionali che negli scorsi anni si ammantavano d’essere collegiali ora devono rispondere alla tempestività della competizione –Competition is Competition- il progetto di riforma degli organi collegiali, il loro ridimensionamento il superamento della rappresentanza delle componenti a favore dei tecnici della scuola (economi e proprietari di immobili) va in questa direzione. Le riforme della scuola dell’ultimo ciclo storico del secolo scorso hanno agito progressivamente una spoliazione delle possibilità di decisione, di determinazione dei luoghi di studio e così, interiorizzata l’idea dell’obsolescenza come negatività generalizzabile a tutto, hanno cancellato l’ultima parvenza di democrazia.
Il “Valore” entità intrinseca alla trasformazione delle materie o alla fluttuazione di capitali nei mercati finanziari è scala di misura per ogni studentessa e studente del sistema d’istruzione. Tanto più ingoi conoscenze tanto più varrai. Il valore viene misurato, calcolato tenuti presenti bonus di produzione e sottrazioni arbitrarie. Il sistema dei crediti e dei debiti incolla ad ognuno un conto corrente virtuale del valore di cui è portatore. Valore anch’esso fluttuante come mutabile è la spendibilità di un individuo sul mercato del lavoro. Tuttavia l’umanità è fatta per amare, pensare, creare, essere libera, nessun uomo e nessuna donna sono disposti a perdere un attimo della propria esistenza perché in corsa verso l’ignoto. Il neoliberismo è sostanzialmente inumano, estraneo alla natura vivente. Per questa ragione, per reggere, ha bisogno della costruzione di consenso. Le scuole così diventano luoghi di irregimentazione. Il totalitarismo della logica d’impresa s’impossessa così della cultura e del sapere, dei modi d’essere, dei tempi e degli spazi, dei modi di pensare, intendere la vita, costruirsi la propria.

L’istruzione, i saperi devono così essere attraversati dall’ordine dell’efficienza, valore costituente di qualsiasi economia. Noam Chomsky dice “(…) l’efficienza è essenzialmente determinata dai margini di profitto. Una delle conseguenze è che i costi si sono trasferiti sugli individui. Questi costi non sono misurati. Questo accade dappertutto nell’economia”. Per questa ragione si razionalizzano i costi degli insegnanti di sostegno, si precarizzano i contratti dei ricercatori universitari, si diminuiscono i trasferimenti sugli istituti, si aumentano le ore di lavoro degli/delle insegnanti fino a diciotto ore curriculari, con buona pace dei servizi alla persona che le scuole erano in grado di sostenere con il distacco delle e dei docenti in relazioni esterne alle aule scolastiche, si aumentano le tasse scolastiche, si trasferiscono capitali verso l’istruzione privata. La conoscenza diventa così una variabile dipendente dell’economia. È evidente che la cultura ha nella società contemporanea una molteplicità di canali di fruizione che impatta con la monolitica trasmissione di sapere attraverso i libri, è talmente percepibile che si fa finta di non vedere così che copyright e brevetti sui saperi possano essere acquistati e venduti esattamente come una qualsiasi altra merce. Tutto questo è l’Economia della Conoscenza.

Nella massificazione di corpi che vorrebbero senza menti producono l’accatastarsi delle contraddizioni del mondo che vorrebbero. La scuola, nel tempo della parcellizzazione dei luoghi di lavoro della globalizzazione, in cui –come descrive Bauman- “Le opposizioni concettuali <>, <>, <> hanno scandito la gradualità e la misura con cui i vari frammenti del mondo che ci circonda, umani e non umani, sono stati addomesticati(…)” è il luogo della ricomposizione della società. Ma dal ri-assemblaggio dei fotogrammi delle esistenze di ognuno si hanno video di violenze di gruppo, spettacolarizzazione di sevizie collettive, soprusi contro quelli che abbiamo chiamato “subalterni al progresso”. Le scuole oggi diventano il piano di ricomposizione degli individualismi competitivi di cui si nutre il neoliberismo. Il luogo in cui “la crisi d’identità individuale e collettiva”, descritta recentemente da Vittorino Andreoli, diventa esplosiva. Così il confine dell’etica sparisce, la capacità di scegliere ciò che giusto o sbagliato nella relazione con gli altri viene meno.
Non è un caso, infatti, che il tentativo sia quello della parcellizzazione anche dei nostri luoghi di studio. Un esempio su tutti: l’architettura delle università del post-moderno capace di non far incontrare studenti universitari di corsi diversi. L’istituzione del Numero Verde promosso dal ministro Fioroni per affrontare il “bullismo” ci dice di come si faccia finta di non vedere, confinando a devianza di singoli problemi collettivi. Capita così, che qualche Dirigente Scolastico talmente saccente da non chiedersi dove ha fallito, scelga una pattuglia di guardie giurate per reprimere la pericolosità dei bulli di cui la scuola sarebbe invasa.
Il Bullismo si affronta parcellizzando un problema complessivo che ci deve far interrogare sulla carica di violenza delle relazioni della società contemporanea, dell’impercettibilità delle conseguenze delle relazioni fra i corpi, dell’immaterialità di cui è fatto il nostro stare assieme che fa perdere il senso di cosa significa l’irreversibilità della violenza su un corpo diverso dal nostro.

Proprio i luoghi che vorrebbero conquistare con il consenso dove riescono e con la forza dove tocca loro reprimere sono i luoghi in cui ripartire. Noi ripartiamo da qua, sappiate che non vi lasceremo un metro in cui far vostre le nostre menti, i nostri ricordi, i nostri saperi. Vi siete illusi che noi fossimo spariti ed invece saremo nani capaci di farvi inciampare sulle vostre stesse gambe. Hanno voluto nel corso del tempo tagliare i costi aumentando la media di studenti e studentesse per classe ci hanno così consegnato ormai l’unico luogo in cui non sentirci soli. Non ci accontentiamo più solamente di gridare contro le vostre riforme sussurreremo tra di noi che vogliamo scuole alternative. Ci volete ad imparare tabelline e noi moltiplicheremo sovvertimenti rivendicheremo denaro, diritti classe per classe, scuola per scuola, spazzi, sfideremo chi ci vuole produttivi a riconoscerci che lo siamo: il reddito è il nostro compenso, il nostro diritto. Sapremo costruire la nostra scuola esattamente nel cuore delle vostre scuole e se sarà necessario vi disobbediremo, sapremo andare più lenti e a correre rimarranno i ligi obbedienti ai precetti del Ministero di turno. Non siamo più disponibili a perdere i nostri compagni e le nostre compagne solo perché diverse. Non siamo più disponibili a correre tra le teste dei bocciati, degli esclusi. Insegneremo noi se sarà necessario che i saperi sono plurali.

Negli anni hanno scritto riforme senza neppure chiedercelo, ci hanno costretto a modelli decisi nelle stanze dei ministeri, nelle riunioni del WTO, tra i galà dei G8. Hanno voluto plasmarci, formarci. Ci hanno dedicato Violenze che passano sotto il nome di razionalità, esclusione, riforma degli organi collegiali. Noi vogliamo una scuola della partecipazione in autogestione permanente. Vogliamo una riforma della scuola che metta al centro l’umanità e conformi la trasmissione dei saperi alle persone. La norma regolarizzatrice non può più essere l’utile, l’utilità, la funzionalità al mercato. Al centro ci siamo noi, non l’impresa. Per questa ragione a partire da noi scegliamo una modalità di stare assieme partecipata, orizzontale, a rete. In cui la rappresentanza non viene delegata ma agita, ci sembra questa la migliore risposta alla rappresentazione che vorrebbero delle studentesse e degli studenti nei luoghi di decisione. Noi rovesciamo il loro modello a partire da noi. Il potere coercitivo e violento a partire dall’agire noi la polverizzazione del potere, la partecipazione in una parola: la NonViolenza.
Tutto vorrebbe l’omologazione, la sparizione delle differenze, a partire dai contenuti dell’istruzione raccontata sempre dal punto di vista di maschi occidentali ed adulti. Escluso è lo sguardo generazionale della cultura, la visione di genere della storia, i racconti di chi nei millenni ha vissuto la conquista e non la scoperta.

Noi vogliamo metterci in rete perché solo il cortocircuito delle differenze di pratiche, generi, vissuti, luoghi può ambire a costruire una Società della Conoscenza alternativa.

Alcune immagini dalla Birmania

Alcune immagini della ribellione al regime birmano repressa...

Contro la dittatura del Myanmar, a fianco del popolo Birmano.

Consultazioni Precarie


8-9-10 e 11 ottobre (lun-mar-mer-gio) dalle ore 11 alle 17: consultazioni precarie, banchetto a p.zza S. Domenico Maggiore per far votare studenti, precari della formazione, lavoratori a nero, giovani (esclusi dalle consultazioni del sindacato) contro l'accordo sul welfare. Ci saranno inoltre musica, bar e microfono aperto; si pubblicizzeranno le iniziative che si terranno da qui al 20 ottobre, è richiesta la collaborazione di tutt* * compagn* per fare i turni.

info su consultazioni
http://www.laboratoriomeridiano.org/

materiali
http://gc.rifondagenova.net/index.php?option=com_content&task=view&id=439&Itemid=33