martedì 15 luglio 2008

G8, a Bolzaneto non fu torturaSolo 15 condannati, trenta assolti


assolti La Procura: "Qualcosa di grave nella
caserma è successo. Mai più fatti del genere"






Il presidente della corte legge il verdettoROMA - A sette anni dalle violente nel "carcere provvisorio" di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.

Alessandro Perugini, l'ex numero 2 della Digos genovese, imputato in un altro procedimento perchè sorpreso dall'obiettivo di un fotografo mentre tirava un calcio in faccio ad un adolescente, la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo. E' stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall'accusa. La sentenza più pesante è stata inflitta a Antonio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria responsabile della sicurezza nella caserma: cinque anni, come richiesto dall'accusa, per aver picchiato con il manganello i giovani no global. Accolta la richiesta della Procura anche per Massimo Pigozzi l'agente accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati: 3 anni e 2 mesi contro i 3 anni e 11 mesi richiesti dai pm. Risarcimenti per quindici milioni. Tra gli assolti, l'attuale generale della polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all'epoca dei fatti colonnello, che la Procura voleva condannato a 3 anni e mezzo. Condannato il ministero degli Interni e quello della Giustizia a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili. In media, settantamila euro per ognuno delle 209 vittime accertate. In totale circa quindici milioni di euro.

La Procura: "Qualcosa di grave è successo". Laconico e imbarazzato il commento della Procura alla sentenza shock: "E' stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo", ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati che, insieme a Patrizia Petruzziello, ha sostenuto l'accusa. "Il tribunale - ha proseguito il magistrato - ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. E' stata comunque riconosciuta l'accusa di abuso d'autorità". "Mai più fatti del genere". Dura era stata la requisitoria della Procura: un elenco infinito e raccapricciante di "sofferenze fisiche e morali" inflitte senza "nessuna giustificazione": "Le persone erano arrestate; la guerriglia urbana era finita da tempo. Nessuno di loro - aveva spiegato la Procura ai giudici - si era ribellato o aveva fatto resistenza. Erano inermi". Eppure mancò "rispetto, e il riconoscimento dei diritti". Picchiati; umiliati; messi a carponi e fatti abbaiare come cani; offesi; costretti a stare ore su una gamba soa; rapati o insultati. "Speriamo - aveva concluso la requisitoria il pubblico ministero - che nel nostro Paese non si ripetano mai più fatti del genere".

mercoledì 25 giugno 2008

NO all'inceneritore ad Agnano, SI ad un vero piano per la raccolta differenziata

INCENERITORE AD AGNANO: SCELTA INCOMPRENSIBILEI!

Il Sindaco e la Giunta Comunale in totale isolamento hanno indicato l’area di Agnano come luogo dove localizzare l’inceneritore per la città di Napoli, come chiesto dal Governo Berlusconi. Contrastiamo fermamente questa scelta prima di tutto poiché realizzare il quarto inceneritore nella nostra regione significherebbe bruciare l’86% del totale dei rifiuti prodotti dalla popolazione campana. Oggi in discussione non è semplicemente la questione del se Agnano sia un sito migliore dell’area est, anche se l’area individuata è privata ed è ubicata in zona sismica “rossa” ed è soggetta a vincolo paesaggistico; la realizzazione del quarto inceneritore è un’assurdità colossale che porterebbe ad avere livelli di raccolta differenziata del 14%, mentre la legge prevede l’obiettivo del 40%!
Chiediamo al Sindaco di Napoli di ritornare sui suoi passi e rispedire al mittente l’assurdo ricatto del governo Berlusconi. Dall’emergenza si esce solo con un serio piano per la raccolta differenziata porta a porta. Il Comune e l’ASIA si impegnino a farla partire una volta per sempre. Dalla presentazione del Piano dello scorso Febbraio ad oggi, pochissimo è stato fatto. Non accettiamo che si pensi di coprire inadempienze proprie del Comune, con la salvifica soluzione del principio del tutto incenerito.
Ci opporremo in ogni sede a questa scelta che continua a mortificare l’area occidentale e Bagnoli, in eterna attesa del risarcimento ambientale e dei progetti di sviluppo necessari per il risanamento del territorio, ed il rilancio sociale ed occupazionale di questa zona.

GIOVEDI 24 ORE 17.00PRESSO LA SALA DEL CONSIGLIO DELLA X MUNICIPALITA’PER DIRE NO ALL’INCENERITORE AD AGNANO ED A NAPOLIL’UNICA STRADA POSSIBILE E’ LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

venerdì 30 maggio 2008

Mobilitazione per una giornata ecologica

Domenica 1 Giugno appello alla Mobilitazione per una giornata Ecologica. La manifestazione inizierà alle ore 16 di domenica 1 giugno con concentramento presso la fermata della metropolitana di Chiaiano

Napoli- Le strategie della shock-economy campana hanno fatto della “categoria dell’emergenza” un dispositivo di comando e di profitto con cui ricattare continuamente le libertà collettive, censurare il dissenso e le concrete alternative possibili verso una indispensabile strategia Rifiuti-Zero che protegga l’ambiente e la salute collettiva, aprendo anche nuove opportunità lavorative. Le istituzioni e quell’ampio ceto politico, che oggi strumentalizzano retoricamente “il bene collettivo”, hanno lavorato per oltre 14 anni alla frantumazione di questo concetto e alla contrapposizione tra le comunità, oscurando l’esistenza di alternative concrete incentrate sul porta a porta, il riciclo, la riduzione degli imballaggi, il compostaggio e gli impianti a freddo. Il “decreto-rifiuti” del governo Berlusconi è la consacrazione di questo processo e impone l’apertura di dieci discariche e quattro inceneritori che devasterebbero ampie aree della regione! Proprio mentre in Sassonia ci dicono che riciclano almeno il 70% dei rifiuti campani con dei banalissimi impianti di differenziazione “a valle”… E’ un modello di profitto sempre più aggressivo verso gli uomini e la natura, che ritiene di sopravvivere alla crisi distruggendo il territorio. Dal rilancio del Ponte sullo Stretto alla TAV ai Rigassificatori fino all’annunciato ritorno del cosiddetto nucleare civile si punta tutto sulle mega opere inutili e dannose e sul rilancio del business a scapito della sicurezza del lavoro, della salute e dell’intera vita. Le lotte contro le megadiscariche e l’incenerimento hanno invece costituito luoghi di condivisione, spesso autentici “consigli dell’autogoverno”, magari ancora confusi e transitori ma capaci di fare rete tra le popolazioni e di ritessere dal basso nuovi modelli di bene comune. La repressione che si sta scatenando violentemente a Chiaiano e che ha già ferito gravemente alcuni cittadini come quella che si annuncia verso le altre popolazioni coinvolte dai provvedimenti del governo, non è però l’ennesimo remake. E’ molto di più! E’ la sperimentazione, con consenso pressochè bipartisan (vedi in Campania il forte appoggio di Bassolino), di un modello di relazioni sociali sempre più militarizzato. Un autentico salto di qualità nei modelli di governance del territorio: c’è la produzione di norme penali “Just-in-time” per colpire le figure sociali del dissenso, che affianca anche simbolicamente la decisione del sovrano e respinge chi si oppone nell’area della criminalità e dei “comportamenti antinazionali”. Lo “stato d’eccezione” - quindi - diventa categoria fondamentale per sostenere la qualità della decisione, rivelando in controluce la sua stessa debolezza, la sua delegittimazione sociale. La repressione violenta, l’ostentazione di forza militare, la diffusione sul territorio regionale di una infinità di basi e depositi bellici, l’arrogante indifferenza alle sorti di intere popolazioni ne sono un corollario inevitabile. La generalizzazione del collaudato meccanismo della fabbrica della paura con cui provano a ghettizzare interi gruppi sociali, come i migranti e i rom, nei loro intenti deve allargarsi e intimidire ogni forma di conflitto sociale. Perciò “il destino di Chiaiano” (e poi di Terzigno e Savignano e Ferrandelle…) è così cruciale. Lo sa bene il governo che si prepara a riprodurre lo stesso dispositivo per tutte le altre lotte ambientali (e non solo) ed ha fatto della “discarica a Chiaiano” un proprio manifesto politico. E non lo ignorano certamente i movimenti che in questi anni hanno declinato in autonomia ed indipendenza politica alcune pratiche di decisionalità e di democrazia dal basso che sono sempre più minacciate e represse dalla militarizzazione delle pratiche di governo e dalla limitazione degli spazi di lotta e di autorganizzazione. Perciò facciamo appello ai cittadini, ai movimenti, alle comunità in lotta, dai No-Tav, ai No-Dal Molin, ai No-Ponte per una manifestazione a carattere nazionale a Napoli, domenica primo giugno. L’urgenza di questa mobilitazione è dettata dall’importanza generale della posta in gioco che in questi giorni si sta palesando in Campania. Per infrangere la cappa repressiva e l’accerchiamento mediatico e politico contro le lotte sociali. Per fermare la deriva securitaria, la loro arroganza e la loro violenza! Perché la resistenza delle popolazioni di Chiaiano e Marano come quelle di tantissime altre realtà della regione e dell’intero paese sono momenti costituenti di un nuovo spazio pubblico in difesa dei beni comuni. Contro la devastazione dell’ambiente, contro la militarizzazione ed il disciplinamento coatto dei territori. Per costruire nelle lotte e nella loro socializzazione il Patto di Mutuo Soccorso.

Comitati in difesa delle cave di Chiaiano - Reti campane contro la devastazione ambientale.

Musica popolare in piazza

Segnalo interessante iniziativa

ASSOCIAZIONE SOTT'E'NCOPPA
presenta
Evento 31 maggio

"Spilla la Natura"

Musica popolare
in Piazza della Concordia
San Sebastiano al Vesuvio

lunedì 19 maggio 2008

Manifestazione 21 maggio


Mercoledì 21 maggio, manifestazione contro Berlusconi, atteso come risolutore dei problemi di questa città e dell'intero paese. In piazza contro le politiche neoliberiste, i progetti di megadiscariche e distruzione dell'ambiente e i provvedimenti xenofobi, indipendentemente dal colore dei governi che le propongono, il centro-destra di Berlusconi o il centro-sinistra di Bassolino della Regione Campania.
- Contro la speculazione delle megadiscariche e dell'incenerimento!
Per uscire dall'emergenza: un nuovo piano rifiuti che rispetti la salute, l'ambiente e la democrazia;
- Contro la precarietà e il carovita! é questa la vera insicurezza!
No all'aumento delle ore di straordinario, ma riduzione dell'orario di lavoro e salario sociale.
- Contro il razzismo e le leggi xenofobe del Governo! Solidarietà al popolo Rom!



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Video presidio di Chiaiano

Ecco di seguito due filmati sulla protesta contro la discarica di Chiaiano: il primo è un momento dell'assemblea con interventi di vari esponenti di comitati territoriali e del Sindaco di Marano; il secondo è l'intervista a uno dei due compagni del presidio arrestati e condannati con processo per direttissima a 4 e 6 mesi.


mercoledì 14 maggio 2008

La montagna di merda



30 anni fa, il 9 maggio 1978, Peppino Impastato veniva barbaramente ucciso dalla mafia. Su questa tragedia quasi tutto è stato detto, sono stati realizzati documentari, canzoni, libri e anche un bel film di successo. Non stiamo qui, quindi, a fare l'agiografia di Peppino. Vogliamo solo ricordare la sua bella ma terribile storia, il suo staordinario e creativo impegno civile, il suo eroico sacrificio con le parole che lo stesso Peppino pronuncia attraverso la bocca di Luigi Lo Cascio nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana.

<< Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi. Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! >>

martedì 6 maggio 2008

Repressione a Chiaiano

Questa notte sono stati arrestati due compagni del centro sociale Insurgencia. La loro colpa è essere impegnati insieme ai cittadini di Chiaiano e Marano contro l'apertura della mega-discarica decisa dal sindaco Iervolino e dal commissario straordinario De Gennaro. Pietro e Diego sono stati fermati ed arrestati mentre facevano le barricate per impedire l'ingresso dei mezzi che dovrebbero iniziare i lavori per l'allestimento della discarica.
L'accusa rivolta è di furto e resistenza a pubblico ufficiale. Il presunto furto riguarderebbe un auto che i compagni stavano collocando al centro della strada con il consenso del proprietario. Il proprietario dell'auto si è immediatamente recato in caserma insieme al sindaco di Marano per smentire il furto ma pare sia stato minacciato dai carabinieri di accusa di favoreggiamento (al furto della propria auto?!) se non avesse proceduto alla conferma della
denuncia. Il processo per direttissima si tiene oggi ed un presidio è in corso davanti al palazzo di giustizia.
In sostanza si imbastisce l'ennesima accusa/farsa per colpire i compagni più attivi. In questa operazione, come sempre, si distinguono i mass media che, come accaduto nella precedente mobilitazione di Pianura, trattano i comitati come bande di teppisti e infiltrati della camorra.
Questo gravissimo episodio è il chiaro segnale che De Gennaro e soci vogliono risolvere il problema dei rifiuti in termini di ordine pubblico. Ancora una volta, di fronte alle resistenze dei cittadini, le istituzioni rispondono con la criminalizzazione della lotta, la repressione e l'innalzamento dello scontro.
Come Rete Campana Salute e Ambiente e come compagni di Napoli esprimiano solidarietà agli arrestati e ne chiediamo l'immediato rilascio. Alla loro arroganza, alla repressione rispondiamo con la lotta! Invitiamo tutti i cittadini, tutti i comitati in lotta a partecipare all'assemblea che si terrà stasera alle ore 18.00 presso il presidio nella cava di Chiaiano.

Fuori i compagni Pietro e Diego subito!

giovedì 27 marzo 2008

Una scelta di parte




Finalmente è arrivato lo spot tv de La Sinistra l'Arcobaleno per le elezioni del 13 e 14 aprile. Un tram affollato da persone comuni, tutte diverse tra loro ma con uguali diritti. Dunque, non il tram dei desideri ma un posto pieno di quelle stesse domande che milioni di cittadini si fanno tutti i giorni. E' anche nostro compito provare a dare le risposte.

Altro che Tav, trasporti pubblici efficaci ed economici



Nonostante la pioggia incessante non dia un attimo di tregua, stamattina grande azione di volantinaggio e speakeraggio per il diritto alla mobilità tra i pendolari e gli studenti. Perche la "grande opera" che serve a tutti noi è avere treni e mezzi pubblici economici, efficienti ed in orario, altro che i miliardi di euro spese per alta velocità e ponte sullo stretto di Messina.
Prima tappa: le stazioni della Circumvesuviana a Porta Nolana e della Cumana a Montesanto. Poi tutti sul camper arcobaleno (tutto fasciato di bandiere rosse) fino a Campi Flegrei. Per finire con gli sguardi curiosi degli studenti universitari di Monte S. Angelo: megafono, volantini e preservativi da distribuire. Che strano, anche in facoltà si può fare politica!
Qui sopra trovi il volantino che abbiamo diffuso. Da inviare via mail, stampare , fotocopiare e distribuire...

lunedì 28 gennaio 2008

Tutt* a Cosenza il 2 febbraio!!!


Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l´ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell´ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L´omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime
Ancora una volta c´è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche -nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile".
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L´attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l´iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E´ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d´Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio*


Per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili
DIFENDIAMO IL DIRITTO A VOLER CAMBIARE IL MONDO

lunedì 21 gennaio 2008

Rifiuti

DOCUMENTO DEI GC DI NAPOLI SULL'EMERGENZA RIFIUTI


Emergenza rifiuti: ODG presentato dai GC
DI SEGUITO L'ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DAI GIOVANI COMUNISTI DI NAPOLI: L’emergenza rifiuti in Campania e il modo attraverso cui, a tutti i livelli, politico, istituzionale e mediatico, è stata affrontata, ci lascia estremamente perplessi e preoccupati.


Preoccupa, innanzitutto, la scelta di un uomo come De Gennaro a capo della struttura commissariale. Contestiamo questo nome innanzitutto perché significa riaffidare compiti operativi estremamente delicati a quello che rimarrà alla storia come il supervisore dei massacri di Genova. Ma anche perché la scelta di un superpoliziotto derubrica la complessa questione della ricostruzione del ciclo integrato dei rifiuti ad una mera questione di ordine pubblico, in cui non si tratta tanto di fare delle scelte coraggiose e degne di un paese civile, quanto piuttosto di avere la forza di affermare qualunque decisione venga presa, sia pure disastrosa per le sorti delle popolazioni locali.
È il caso di Pianura, dove in un territorio devastato da anni di sversamenti legali ed abusivi, invece di proporre bonifiche del territorio e sviluppo ambientale e socio-economico, s’intende riaprire la vecchia ed ancora sanguinolenta ferita della discarica Pisani.
Non sta certo a noi individuare siti alternativi, ma rivendichiamo il diritto a dire no alla discarica di Pianura ed a manifestare solidarietà a quella larghissima parte di cittadini di quei territori, che manifestano con fermezza e con civiltà la loro contrarietà ad una nuova bomba ecolologica.
La crisi dei primi giorni del 2008 rappresenta solo l’ultimo picco di una tragedia che si trascina da ben quattordici anni. Una tragedia che ha portato, invece, ricchezza ai poteri criminali, i cui affari durante queste crisi prosperano maggiormente. Se è vero che il commissariato di governo venne istituito innanzitutto per strappare alla camorra la gestione dell’affaire mondezza, si può ben dire che esso ha fallito, e che anzi si configurano, oggi come ieri, gli stessi scenari di collusione tra il capitale imprenditoriale, parte del mondo politico e le organizzazioni mafiose.
È innanzitutto in questo quadro che vanno letti disordini che si sono prodotti in questi giorni a Pianura: ovvero con il tentativo, da parte di gruppi criminali, di cavalcare l’onda del giusto sdegno dei cittadini, di inserirsi nel gioco, esasperandolo al solo fine di continuare ad avere il proprio ruolo di attore di primo piano.
Ma soprattutto è in questa ottica che va letta l’ormai strutturale incapacità ad arrivare ad una soluzione efficiente ed ecologicamente sostenibile.
Il vero problema è che una soluzione che vedesse al centro i principi di riuso, riciclo e differenziazione dei rifiuti sarebbe incompatibile non con un presunto marchio antropologico di “napoletanità”, bensì con gli interessi della malavita organizzata, nonché con quelli, altrettanto famelici, del capitale italiano ed internazionale (leggi, Impregilo e Veolia) che sugli impianti industriali per il trattamento dei rifiuti (impianti di Cdr e termovalorizzatori) ha costruito, o conta di costruire, fortune colossali.
Ed invece in questi giorni ci troviamo ad assistere ad una duplice mistificazione: da un lato le popolazioni locali, e le loro lotte di oggi e di ieri, vengono demonizzate e tacciate di esser un freno alla modernità e responsabili della impossibilità di chiudere la crisi; dall’altro si instilla nell’opinione pubblica la falsa convinzione che gli impianti di incenerimento (di cui , in tutta Italia ancora si muore) siano la panacea di tutti i mali.
La crisi, l’esercito, gli scontri, gli appelli di questi giorni, non possono né devono servire a scaricare sulle popolazioni locali, sui movimenti ambientalisti e sulle forze sociali, la responsabilità di un disastro che ricade, invece, interamente su chi, in questi ultimi quattordici anni, ha avuto ad ogni livello responsabilità di governo e di quanti, nell’emergenza, hanno prosperato come sciacalli.

Il terreno delle lotte ambientaliste e di difesa del territorio va considerato come fondamentale nel quadro della lotta al neoliberismo e alle nuove forme del capitale globale che riesce ancora una volta ad articolare un livello di offensiva pericoloso per le popolazioni e per la democrazia che vede i suoi pilastri in due concetti paradigmatici: consumo e violenza; dobbiamo dunque interpretarlo come uno dei terreni di sperimentazione per la costruzione della sinistra a livello sociale.
In un quadro di sospensione della democrazia che promuove il paradosso dello strumento, utilizzato a tutti i livelli, del commissariamento affiancato alla barbarie che si produce sui territori che minaccia le esistenze dei cittadini, la loro salute e quella delle successive generazioni, diviene necessario per noi indagare a fondo gli epifenomeni che attraversano soprattutto la cultura delle nuove generazioni, che pure sono l’essenza della frantumazione e della violenza come elementi strutturali della metropoli e del paradigma della periferia come modello di sviluppo, poiché esse rappresentano il terreno dove noi ci troviamo a misurare l’efficacia e l’incidenza dei conflitti e delle relazioni sociali che mettiamo in campo in una prospettiva di trasformazione e di costruzione di un’alternativa che parla di democrazia e di modelli di sviluppo.
Una profonda autocritica, una messa in discussione della nostra ipotesi politica che parla della nostra capacità di ritrovare un ruolo nei movimenti di difesa della salute e del territorio come di tutte le istanze conflittuali di democrazia, diritti, emancipazione che si producono sui nostri territori è il passaggio fondamentale per aprire una nuova fase di conflitti che parli della nostra generazione.
Quindi l'emergenza rifiuti diventa paradigmatica della profonda crisi che investe la politica e l'intera società. E' necessaria l'apertura di una nuova fase, rilanciando la costruzione di un'alternativa dal basso, insieme ai movimenti, ai comitati civici, a tutte le cittadine e ai tutti i cittadini dichiarando in maniera definitiva il fallimento di quello che un tempo era considerato anche da noi il “laboratorio campano”.
Di fronte ad una tale degenerazione politica e civile, l'unica via d'uscita è rafforzare il nostro impegno per la costruzione di una Sinistra dell'alternativa capace di progettare un nuovo modello di sviluppo della società campana.